
l'aspettava all'uscita della metro di port royal. settembre 2005. parigi era fredda e lui aveva solo abiti estivi, era abituato al clima ormai tropicale della sua meschina città.
una città dalla quale stava scappando. si ricordò di una chiacchierata, il saluto al suo grande amico. " fuggo, si, perchè ormai qui non ho niente, magari lì potrò essere me stesso, potrò costruirmi una nuova vita". l'amico lo guardò e sorrise e gli offrì un altro cubalibre.
era passato un mese da quella serata, e sembrava una vita. gli mancavano alcune cose, gli mancava quell'amicizia, quella sicurezza che gli dava il suo eterno amico. lei era in ritardo come al solito, Margot li stava aspettando, la festa sarebbe iniziata a breve. alcol e fiche, la migliore combinazione.
la 23.12, l'aria fredda e profumata, foglie arancioni che arrancavano sul marciapiede. una città sempre viva. i lampioni, in perfetto stile ottocentesco, emanavano una forte luce bianca, pura. in questa città tutto poteva essere dimenticato.
lei arrivò, con una maglietta verde chiaro, quella maglietta metteva in risalto i suoi occhi azzurri e il suo seno prosperoso e bianco. così gli piacevano le ragazze, con le tette grosse e candide. mammelle alle quali aggrapparsi nei momenti difficili della sua vita.
si baciarono delicatamente e sorrisero, si abbracciarono e si diressero verso i giardini del lussemburgo.
tutto intorno c'era parigi.