
gothaer bier, l'etichetta afferma
“ la vera birra tedesca”
io sono stato un bel po' in germania
lavorando come cuoco e lavapiatti,
ma questa birra non l'ho mai vista.
Dovrò fidarmi.
anche perchè costa 39 cent ogni mezzo litro.
Ed è ciò che posso permettermi al momento.
Mi sto organizzando,
come feci quella volta a parigi.
Posso spendere 30 euro la settimana per la spesa
e per le piccole necessità
come sigari e birra.
Prendo tutto ciò che è più economico.
Basta tener duro,
digiunare qualche volta e farcela.
Ogni settimana riesco a mettere da parte 20 euro
per poter pagare le bollette.
Telefono non ce l'ho.
Non mi serve.
Il gas neanche, uso bombole che vengono riempite illegalmente.
Cosa ci mettono dentro mi frega,
basta che il combustibile si accenda
senza far saltare il quartiere.
Fino ad oggi non è successo.
Sto davvero bene,
mi alzo la mattina con la voglia di darmi da fare
con diverse idee da mettere su carta,
ho riscoperto la voglia di vivere.
Ora stappo un'altra lattina da 39cent e brindo a me.
Come è facile ritornare “nel giro”. Non te ne accorgi neppure. Un qualcosa cambia nella tua vita e sei costretto a seguire quel mutamento.
Così mi ritrovo di nuovo fuori, questo condominio, di nuovo col freddo.
Fuori c’è una pomigliano incolore, buia. Qui i lampioni non ci sono. E sembra tutto così irreale. Invece questa è pura realtà, o almeno UNA REALTà.
I finestrini dell’auto sono appannati. Il calore dei nostri corpi, il fumo delle nostre sigarette. Apro il finestrino per gettare la cicca della mia lucky strike
“ che cazzo fai? Vuoi farmi venire una polmonite cazzo!”
M’immagino come un matt damon più grasso e con la barba. Ed L è il mio Verme. Anche se lui non mi lascerebbe nei casini. Di solito è quello che mi trascina nelle questioni.
Non ci stiamo pensando su, la decisione è presa. Stiamo prendendo tempo. Una regola è
“ mai far vedere che si è ansiosi”
E in questo campo le regole vanno rispettate.
La luce al quarto piano è accesa, e rimarrà così fino a domani mattina. Tutta la notte.
Ci risiamo.
Non sono mai stato un accanito giocatore. Per due anni ho giocato solo un paio di volte. Mi servivano soldi, bisogna pur campare.
Non voglio esser compatito, ne fare vittimismo, ma la vita va così no?
Quante volte mi hanno detto questa fottuta frase. Ed io gli do una bella spinta a questa schifosa vita.
Vai
Vai
L chiude l’auto e siamo pronti. Sul citofono non ci sono scritti cognomi, ma L sa a chi bussare. Lui dal giro non è mai uscito. Perciò posso fidarmi, non ho paura. Ho le mani gelide, mi tremano un po’. Avevo bisogno di vivere ancora. Si gente! questo per me è vivere.
Non rimanere a casa aspettando la telefonata di un’agenzia interinale, o di lei che mi dice: ”torniamo insieme”.
Non accadrà mai. E quindi vivo a modo mio.
Non è cambiato nulla. Sono ritornato alle vecchie abitudini, a quelle poche cose che sapevo fare. L mi ha dato un’ora per riprendermi, poi si giocherà sul serio. Poi tutto accadrà.
Un colosso senza volto fa da guardiano a questo appartamento. Ci vede e sorride, conosce L.
“ questo è un mio amico”
E si volta, presentandomi a questa nuova “comitiva”.
Il colosso gli da una pacca sulla spalla e ci apre la porta.
Dentro c’è fumo, c’è quella luce gialla che si vedeva da giù. L’aria è densa, come nelle saune. Non ci sono rumori. Gente assorta, che gioca da 24 ore consecutive. Qui si bada ai soldi, non alle chiacchiere. Per me va benissimo. Non ho voglia di fare nuove conoscenze.
Cambio 150 euro, stasera dovrò solo fare il perdente, che s’incazza e si fa sgamare.
L’ho fatto altre volte.
Sarà una lunga nottata
Il nuovo numero della web zine “Le idee di Holden” è uscito. Contiene numerosi articoli e recensioni interessanti. Per scaricarla GRATUITAMENTE in formato PDF potete cliccare qui
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nella sezione poesia, a pagina 13, ci sono due miei testi e la presentazione di miranda, editor e grafica della holden edizioni. persona molta gentile e disponibile anche con un rompiballe come me.
quando non ho un cazzo da fare telefono.
amici, parenti, persone che un tempo erano vive e ora morte.
ma mi piace telefonare al mio editore preferito. le interurbane non le pago e ci dò dentro!
" salve, può passarmi il signor G.?"
"certto"
.....
" pronto?, sono il signor G"
" salve, io sono cosentino"
"ahh, ancora lei..."
"si, ho avuto un'idea geniale che può interessarle"
"mi dica" - di sottofondo si sente il tipico rumore di chi si sta scaccolando e azzecca le merdine sulla cornetta del telefono.
" pensavo, ... e se mi suicidassi?"
"beh, è depresso?"
" nono, per il libro. cioè, se morissi le vendite dell'ipotetico libro potrebbero salire?"
"mhh mi lasci pensare... lei quando si vorrebbe suicidare?"
"a dicembre, periodo natalizio, non trovi che sia una cosa patetica?"
"sicuro, ma così il libro sarà un successo!!"
"lei crede? e quante copie si potrebbero vendere?"
"beh, si avrà un aumento del 30%-35%, ma se ce la mettiamo tutta possiamo arrivare anche ad un aumento del 40%"
"ottimo, allora devo darmi da fare"
"si, e si decida, poi ci faccia avere un telegramma , un qualcosa, che mandiamo in stampa il libro"
"siiiii, allora a presto"
"buona giornata"
sono quelle persone che vedi girovagare nelle aule studio,
occhi spenti e barba incolta.
fotocopiano milioni di pagine e sono allora sono felici,
quando li vedi allontanare con il loro malloppo di fogli sotto le ascelle.
ripetono sempre le stesse frasi
come i loro esami siano i più ostici di qualsiasi corso di laure,
i loro professori i più caini di qualsiasi corpo docente al mondo.
d'inverno stazionano fissi alle macchinette del caffè,
si riscaldano le mani stringendo il bicchiere fumante.
legano solo con persone a loro simili,
pochi gruppetti acidi et iracondi.
non prestano i loro appunti minuziosamente trascritti
a nessuno.
ma la realtà è ben altra.
hanno solo paura di lasciare quel luogo così familiare e caldo
per la dura realtà di strada.
un rumore lieve
un graffio
e dopo c'è il pianoforte, leggero ,delicato.
a quel punto una voce
una voce che sembra sgorgare da dentro, dal profondo. una voce che vorrei avere, con la quale vorrei farci l'amore.
almost blue
almost doing things we used to do....
almost blue
almost you
quel quasi, quel quasi tu
quel quasi blue dei tuoi occhi
ancora sulla strada. ancora per quella notte.
guidava, macinava km, trasportato dall'amore. e in sottofondo la voce "strana" del cantante dei canned heat. quella canzone...
l'avrai sentita centinaia di volta. quel blues lento e ripetitivo.
ancora sulla strada
per andare da lei. e insieme a lei raggiungere dei paesini strani, sconosciuti.
guardare tramonti, osservare chiese misteriose e sconsacrate.
viaggiava, sulla piccola autovettura. e nella mente semrpe quella canzone.
poi viene il momento di cambiare cd, cambiare musica
così come la mattina si cambiano le mutande.
freddo è quello che sento,
quello che provo.
il verde delle pampas acerrane
risplende rigogliosamente
dopo la pioggia,
forse per effetto degli scarichi dell'alfa sud.
striminzite pecorelle che brucano,
erba avvelenata.
diventando ogni giorno
sempre più rachitiche.
il sole si fa spazio tra le nuvole rosa
un raggio mi taglia la strada
ed in lontananza appare un frammento di arcobaleno.
la fine di una storia.