
" è colpa tuaaaaaaaaaa. non è possibile.. me ne sono salita"
piangeva e urlava. si stava solo sfogando. lui dove trattenere le lacrime invece, perchè doveva interpretare il più forte, colui che può aiutare gli altri con la sua presenza.
" sono salita è lei è mortaaaaaaaaaa non respira piùùù perchè non mi lasciate stare. perchèèèèè"
"l'abbiamo fatto per il tuo bene, erano due giorni che non mangiavi, avevamo cucinato per te..."
nulla da fare. le sue lacrime, quelle di suo fratello che invano cercavano di destare quel corpo ormai immobile.
intanto nel piatto solitari rimanevano quei fottuti peperoni, e quel wurstel "ferito" da un suo piccolo morso.
quella sera, il tuo compleanno e a me avevano appena messo l'adsl. quella sera, alcuni anni fa, eravamo noi. tutti insieme.
decidemmo di fare una grande cena giù da mia nonna, nel suo salone. una tavola, 7 amici e tanta roba da mangiare. e poi risate, vino, cazzate e ancora vino.
una cosa semplice, ci divertivamo con poco, e dopo in cucina a vedere una puntata di libero e a "schiattare" dalle risate.
mentre i nonni dormivano di là, come sassi.
ora che "rivedo" questa scena mi sembra irreale. impossibile. come se appartenesse ad un' altra persona.
ora quelle cene sono dure da organizzare. ora non so chi invitare, amici non ne ho più, tranne uno. non possiamo più ornganizzarla da mia nonna, perchè lei non c'è più. e via dicendo. alcune cose che prima erano semplici da attuare, oggi sono tremendamente difficili. sudi, t'ncazzi, perchè ti rendi conto che più avanti vai, più cose perdi. trovi qualcosa di nuovo e di bello, come l'amore, e ne perdi altre dieci. è dura resistere.
conoscevo un tipo davvero folle.
Forse era più normale di me
chi può dirlo!?
Era il mio meccanico.
Portai a fare la revisione alla mia vecchia polo nella solita officina.
E lui era lì! Sotto ad un'alfa romeo.
Che si dava da fare.
Pompava e pompava.
Si muoveva sul suo carrello.
Mi avvicinai e sentì che godeva.
Si stava scopando la macchina.
Non è un eufemismo.
Se la stava chiavando nel tubo di scappamento.
Mi vide
“ mi scusi,... credevo fossi solo”
“ non si preoccupi, cercavo solo il cesso”.
Gli voltai le spalle e salì sulla mia povera polo.
Me ne andai in retromarcia.
Non avrei mai potuto lasciare la mia auto lì.
Con lui.
lo sento
ecco che arriva
è come un suono di tamburi lontano
viene attutito dagli alberi
e pian pian si avvicina.
inizia dai piedi e poi arriva fino nelle mie schifose viscere.
mi blocca il cervello e le mani mi tremono.
so quando sta per arrivare
ma non so come fermarlo.
non posso
è troppo forte.
dovrei chiedere aiuto
ma non ne ho la forza
non ho il coraggio.
devo ringraziare la giornalista( nonchè amica) perugina Lucia pippi, che ha avuto il coraggio di leggere, recensire il mio libricino( che ricordo potete ordinare scrivendomi in privato).
ha anche il coraggio di dire che le son piaciute.
grazie ancora lucia
l'autrice della recensione è contattabile a questo indirizzo:
quando marco aspettava gli amici per le solite scorribande,
scendeva giù.
la sera,
in inverno, c'era il camino acceso e loro due che cenavano.
lui si sedeva sul divano e guardava la scena.
era una scena rassicurante.
erano come due montagne.
invulnerabili ed eterne. sempre lì.
a volte marco scendeva con lalla. ed insieme ammazzavano il tempo in quella cucina.
poi ,
una brutta sera,
si sono resi conto che anche le montagne non sono eterne.
quel posto è un'invalicabile frontiera
quando si entra si sa che la vita ormai è poca cosa.
l'ultimo bastione prima della morte.
e i poveri anziani non lo sanno,
loro,
che hanno vissuto una guerra mondiale
loro che sono legati alla vita
non possono immaginare che quello
sarà l'ultimo letto
nel quale dormiranno.
con occhi ingenui ti dicono
" appena torno a casa devo fare i cannelloni"
tu resisti, almeno per un pò
credi di farcela
mentre ti volti
verso il grande finestrone che da sul boschetto
ed inizi a piangere.
in silenzio
ti tradiscono solo le lacrime che scendono copiose dai tuoi occhi.
ed inizi ad odiare quell'ospedale
e preghi
affinchè tu non ci metta mai più piede.