
prima ero sul letto che mi stuzzicavo le emorroidi con l'indice e il pollice della mano destra quando mi fulmina un pensiero
" e se diventassi famoso?"
farei la fine di tanti scrittori, invitati alle invasioni barbariche o peggio ancora da maurizio costanzo.
inizio a sudare, sudore freddo che stilla da ogni mio foro. imapurito chiamo il mio fottuto editore
" salve signor G"
" si chi è?"
" sono cosentino "
"chi?"
"un vostro scrittore"
" ahhhhhhhhh si si( con tono poco convinto) mi dica pure"
" ma io, mica diventerò uno scrittore famoso?"
" ah ah, non si preoccupi, nelle nostre mani lei non diventerà un bel nulla"
sospiro di sollievo" fiùùùù grazie eh! credevo già nel peggio"
" non si preoccupi, le serve altro?"
" si un pò di preparazione H"
" cosa???"
"nulla. grazie ancora"
l'ho scamapata davvero bella eh.
non fraintendete le mie parole alludendo al mio pendolo pubico.
un piccolo sito ha messo in catalogo il libricino. magari qualcuno di buona volontà lo ordinerà
il link è qui
http://www.narrativanuova.com/index.html
scorrete la pagina fino alla fine e troverete il catalogo.


quante ore ho passato in questi posti. quante sigarette ho fumato su quella panchina...
quando fa così freddo che mi si gelavano i baffi, o quando ad inizio autunno i bambini giocavano con le loro madri.
so che mettendo qui queste foto non mi faranno più impazzire. so che non le sognerò. almeno per stanotte
eravamo stanchi, entrambi, ma non volevamo ammetterlo. nessuno dei due voleva apparire debole all'altro. così ti venni a trovare.
eri piccolissimo, a stento riuscivo a vedere la tua pancia che si gonfiava ad ogni tuo respiro. stavi scomparendo. un sorriso, e poi allungasti le braccia.
tua madre piangeva, non è una di quelle donne forti, come si vedono alla tv, che combattono e reagiscono. quelle donne non esistono, o almeno si disintegrano davanti ad un figlio in quello stato.
la stanza era come la ricordavo. interi pomeriggi a bere e fumare stesi sul tuo letto. nelle ante dell'armadio c'erano ancora le foto delle modelle nude che incollavamo da piccoli.
con me avevo una canna, me l'avevi chiesta tu. erano mesi che non fumavi, non potevi farlo. mi sentivo meschino. sapevo che forse quella canna ti avrebbe ucciso, ma come potevo rifiutarmi di portartela?
non si nega mai l'ultimo desiderio al condannato. però posi una sola condizione
"quella cazzo di canna la fumi quando io me ne vado merdoso rottinculo!"
serrai la mascella in un'imitazione obesa del sergente di full metal jacket, ed iniziasti a ridere.
ecco vedi, vorrei ricordarti così, mentre ridi, o mentre corriamo per strada con le tasche piene di roba che rubavamo al supermarket.
ed invece no, perchè la vita è cattiva, chi meglio di te lo sa. dovetti vedere la bara che veniva caricata , dovetti vedere tua madre che sveniva. tua sorella rannicchiata sulla panca.
a volte penso al passato, lo sai? non ho parlato di te a molta gente. quasi nessuno sa che sei stato mio intimo amico. perchè tu sei come una di quelle gemme che bisogna tenere nascoste in un cassetto.
tu sei.
ciao
ALMOST BLUE
Devo tutto a questa canzone.
Se non sono impazzito,
se resto e vado avanti,
se non mi sono perso in un bicchiere di whiskey,
è tutto merito di chet baker.
I tuoi occhi sono almost blue,
quasi blu.
Tienimi con te
Fammi sognare ancora un po’.
è inutile nasconderlo, passo le mie giornate a ricordare, a ricostruire una città con i miei ricordi.
quella città che imparai ad amare, vivendoci. osservando la gente,le strade, gli edifici. passeggiando come uno di loro e non come un turista.
passo i pomeriggi a rivedere le foto che ho scattato. oppure mi sdraio sul divano, fuori in veranda, chiudo gli occhi, mi accendo un sigaro ripenso a quei giorni.
mi assale un'ansia infinita, mi assalgono gli odori, i rumori di quella città. non posso farci nulla. è una maledizione che mi scorre dentro. la vedo e la rivedo. i giardini del lussemburgo, place dauphine...
a volte la songo, ed è difficile svegliarsi poi e ritrovarsi nel proprio letto.
ma non è solo quella città che mi fa così male. è il periodo in cui vissi a parigi, la tua compagnia, le risate e le lacrime. il cercar d farmi capire nel mio napoletanofrancese.
il fatto che tutti mi scambiassero pe run egiziano.
mi manca tutto ciò e non riesco a scrivere senza piangere un pò. non riesco a far capire agli altri, attraverso le mie parole, quello che davvero mi provoca quella fottuta città.
ma a voi non fregherà un cazzo, e allora dico
andatevene a fanculo.
non capite un cazzo